Islanda – Un viaggio al centro della Terra

Viaggiare, attraversare lunghe distese pianeggianti o alte vette montane, assaporare il piacere di essere conquistati dai mutevoli paesaggi che ci accompagnano lungo i nostri percorsi. Da sempre compagno di viaggio e soggetto di innumerevoli scatti fotografici, il paesaggio riempie i nostri bagagli lasciandoci piacevoli ricordi dei luoghi visitati. Quanto un paesaggio può raccontare è sicuramente più di quanto si possa pensare. Saper decifrare le forme del paesaggio, comprendere il perché di un ghiacciaio o le origini di un deserto è solitamente compito di specialisti che dedicano la loro professione alla comprensione della lenta evoluzione del nostro pianeta. Le attività vulcaniche, il patrimonio fossilifero, le mutevoli forme della natura, l’interazione tra attività dell’uomo e l’ambiente, l’uso del suolo e lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo, sono tematiche di indubbio interesse non solo per gli “addetti ai lavori” del mondo scientifico, ma anche, se presentate in forma divulgativa e in un contesto più ampio di riscoperta del territorio, per semplici appassionati o per quanti sono desiderosi di intraprendere la strada del turismo culturale. A fare da scenario a tali principi esistono luoghi sul nostro pianeta dove è possibile entrare a diretto contatto con quelle dinamiche naturali che sono alla base della nostra esistenza. Luoghi estremi dove le forze degli elementi si manifestano in maniera eclatante, offrendoci la sensazione di vivere un’esperienza alle origini della Terra. L’Islanda è uno di questi luoghi, una terra mitica per tutti gli appassionati di natura che offre scenari unici nel loro genere: vulcani attivi, grandi ghiacciai, lagune di acque turchesi, impetuosi fiumi ed imponenti cascate che fanno di questo paese una delle destinazioni al mondo più affascinati in assoluto.

Una storia giovane quella dell’Islanda, contesa e abbandonata più volte, già dai tempi delle navigazioni vichinghe che fecero di queste fredde ed inospitali terre la loro base per le rotte di navigazione per la Groenlandia e poi oltre fino alle Americhe. Le prime notizie riportate in Europa di questa fredda e inospitale terra risalgono al 330 a.C. quando il greco Pitea la raggiunse durante un viaggio di esplorazione nei mari del nord. Le conferì il nome di Thule, la terra di fuoco e ghiaccio dove il sole non tramonta mai. Un nome divenuto mito utilizzato da Virgilio per indicare quelle lontane terre oltre il mondo conosciuto. Bisognerà attendere, però, il VI secolo dopo Cristo per assistere ad un progressivo popolamento stanziale dell’Isola, soprattutto da parte di monaci eremiti che si spinsero a nord alla ricerca di una vita riservata. Il territorio islandese è da molti considerato un vero ed autentico libro di geologia a cielo aperto, che permette di camminare sulle più giovani rocce del pianeta in eterno allontanamento tra loro alla velocità record, per la complessa dinamica della crosta terreste di 2 mm, all’anno. Il luogo delle origini dove tutto si genera, dove l’impeto della natura si manifesta in tutta la sua forza plasmando rocce in bizzarre forme, ispirazione per i tanti miti che ancora oggi sono un punto fermo per la cultura del popolo islandese.

In Islanda si possono attraversare bianche e candite sommità di ghiacciai, ammirando straripanti fontane di rovente lava che si libra nell’aria prima di ricadere nelle acque di un limpidissimo lago cristallino. Come anche osservare distese di muschi dall’improbabile colore verde fosforescente che ammantano le multicolori colline vulcaniche di riolite, una roccia, fragile e tenace al contempo, che genera curiose forme naturali che gli antichi chiamavano “gli occhi dei giganti”. Viaggio al centro della Terra è un itinerario atipico per il territorio islandese che lambisce parzialmente i luoghi più conosciuti e popolari del paese. Ispirato al famoso successo letterario di Verne, è disegnato appositamente per scoprire le regioni meno battute dal turismo classico, regioni estreme nell’estrema Islanda. Un itinerario che si snoda tra le due placche continentali americana ed euroasiatica, che calpesta le rocce più giovani in assoluto del pianeta Terra e va alla scoperta dei rarissimi giacimenti fossiliferi del territorio islandese testimoni di vicende geologiche che raccontano di un ambiente ben diverso dall’attuale. Pochi lo sanno ma anche questa giovanissima terra ha un passato estinto, fatto di grandi foreste di alto fusto dal rigoglioso fogliame che emergevano tra praterie lussureggianti. Una parentesi nel ciclo evolutivo del Pianeta che racconta di condizioni climatiche ben diverse dalle attuali in cui si è assistito ad un rallentamento delle attività eruttive, un periodo presumibilmente dominato dalla proliferazione di specie vegetali e animali, che oggi ritroviamo fossilizzate sotto spesse coltri di ceneri laviche.

Lungo un percorso di oltre 3000 km, percorrendo l’altopiano vulcanico di Thingvellir che da Reykjavik si spinge nel cuore dell’Islanda, l’itinerario attraversa l’intera regione del nord ovest, lo Snæfellsnes, fino a raggiungere la penisola di Látrabjarg, il luogo più occidentale del paese a soli 55 miglia marine dalla Groenlandia, per poi seguire i grandi fiordi della Westerfiordir e tornare nel cuore pulsante dell’Islanda attraversando da nord a sud la pista di Kjölur fino alle verdi “highlands” islandesi, per finire nell’incantato paesaggio del Landmannalaugar, porta d’ingresso alla regione del sud dominata dalle grandi calotte glaciali islandesi. È sufficiente uscire dall’aeroporto internazionale della capitale per rendersi conto di essere giunti nel paese dove le forze della natura si manifestano in tutta la loro energia. Il tratto di strada che porta a Reykjavik sferzato da forti venti corre sulla sommità di colate laviche, dal caratteristico colore grigio fratturate in enormi blocchi, e placche generate dal raffreddamento e solidificazione delle lave fuoriuscite da uno dei tanti apparati vulcanici islandesi. L’arrivo nella capitale dal tipico aspetto di città nordica, cala immediatamente in un clima di grande attesa per ciò che l’Islanda offrirà. I locali della città vecchia sono un crocevia di viaggiatori, esperti esploratori o ignari curiosi, tutti presi a disegnare rotte su carte stradali con un occhio sempre puntato alle previsioni meteo, davanti ad una buona pinta di birra locale ascoltando musica folk islandese. Reykjavik centro culturale per eccellenza, negli ultimi anni ha visto crescere in maniera esponenziale la presenza di turisti che giungono da ogni parte del mondo e da qui partono alla scoperta del paese.

Nonostante il territorio islandese sia percorso da numerose piste e da un certo numero di strade asfaltate è facile imbattersi in luoghi particolarmente affollati da turisti, ma questo capita solo quando ci si limita a percorrere le rotte classiche che offrono una panoramica sui luoghi resi famosi proprio per la loro frequentazione. Viaggio al centro della Terra accompagna il viaggiatore in quei luoghi che più offrono spunto per intime riflessioni, che solo l’esperienza vissuta in prima persona da chi è da sempre alla ricerca dell’esclusività può offrire. È il caso delle remote scogliere di Látrabjarg, nell’estremo ovest, un luogo suggestivo che chi ha conosciuto ha arditamente definito i caraibi dei mari del nord. Un lungo percorso dominato da panorami mozzafiato di ampi fiordi che si aprono l’uno dentro l’altro con alte pareti rocciose dalle quale si librano con il loro goffo volo le pulcinelle di mare che da queste parte nidificano in anfratti e sporgenze a picco sull’oceano, porta a scoprire infinite distese di sabbia bianchissima e oro che fanno da congiunzione tra le verdissime valli di origine glaciale dalle quali precipitano rombanti cascate e l’immenso blu dell’oceano che si apre fin alle coste groenlandesi. Così come l’incantevole orto botanico Skrudur nel piccolissimo villaggio di Nupur, vincitore nel 2013 del premio internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche. Voluto e creato nel 1909 del reverendo Sigtryggur Guolaugsson, che pochi anni prima, insieme al fratello Kristinn, aveva inaugurato una scuola e un programma di educazione volto al riscatto da condizioni agricole arretrate, ispirato alle idee del pastore danese Nikolai Frederik Severin Grundtvig, racchiude un caleidoscopio di fioriture di specie artiche ed antartiche nella cornice di rara bellezza del Dyrafjorour. Il pittoresco villaggio di pescatori di Sudureyri che si affaccia con le sue abitazioni dei primi del novecento sul Sugandafiord, il fiordo più stretto d’Islanda. Un villaggio di pescatori sorto in un luogo riparato da dove le flotte delle baleniere islandesi partivano per la grande caccia verso il nord. L’area geotermica di Landmannalaugar, raggiungibile attraverso una lunga pista sterrata che borda le pendici del Vulcano Hekla incuneandosi attraverso sterminati campi di lava solidificata fino alla leggendaria pista di Fjallaback, che con i suoi numerosissimi guadi giunge alle porte del Parco Nazionale di Skaftafell. Un insieme di inediti valori aggiunti che, insieme all’accompagnamento di un geologo, fanno di questo viaggio un appuntamento da non mancare per poter dire di aver osservato da vicino, almeno una volta nella vita, quel magnifico mondo di Thule, la terra di fuoco e ghiaccio dove il sole non tramonta mai.

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