Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Riscoprire il significato di un viaggio, scegliere mete vicine per imparare ad osservare con occhi diversi luoghi quotidiani, spesso poco considerati. Una formula semplice, non impegnativa in controtendenza con la frenesia della globalizzazione, attenta a riscoprire quegli angoli nascosti così vicini da divenire quasi invisibili. È forse arrivato il momento di riappropriarci delle nostre realtà, riscoprendo così il vero valore del viaggio? luoghi facilmente raggiungibili, per sentirsi viaggiatori anche a pochi chilometri da casa. La meta del mio viaggio è a poco più di 70 km da Roma, al confine tra le regioni Lazio e Abruzzo nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Altipiani carsici ricoperti da fitti boschi d faggio, strette e profonde valli, dalle quali svettano le suggestive vette del Monte Viglio e del Monte Autore, due delle cime più alte dell’Appennino centrale. Un territorio, quello simbruino, che nasconde angoli di suggestiva bellezza ed importanti testimonianze di un passato che hanno fatto di questi luoghi la patria spirituale dell’ordine dei benedettini. A tutelare l’importante patrimonio culturale e naturalistico simbruino, un Parco regionale, che oggi riveste l’importante ruolo di ago della bilancia tra l’esuberante natura dei luoghi e le importanti risorse di un territorio alle porte di una grande città. Proprio le risorse naturali hanno da sempre segnato lo sviluppo di questo territorio, condizionando le comunità locali, dedite all’agricoltura e solo in epoca più recente all’allevamento di bestiame allo stato brado.

Il nome Simbruini deriva dal latino sub imbribus “sotto le piogge” a testimoniare l’importanza dell’acqua per questi luoghi. Ed infatti proprio le acque sono la risorsa naturale più importante per l’intero territorio. Eppure ad un primo sguardo l’acqua sembra essere l’elemento mancante; altipiani con fitti boschi, curiose rocce modellate dal tempo, prati verdi interrotti qua e là da tondeggianti conche naturali, ma nessuna sorgente, nessun ruscello, nessun laghetto. L’apparente anomalia trova una sua spiegazione nella natura geologica del territorio simbruino. L’intero gruppo montuoso è formato da un potente spessore di rocce calcaree, che subiscono ad opera dell’acqua il fenomeno della carsificazione, naturale processo di dissoluzione che genera doline ed inghiottitoi, permettendo alle acque di infiltrarsi in profondità e di alimentare circuiti di grotte che nei fondovalle danno origine ad importanti sorgenti. Ed è nei fondovalle che si trovano sorgenti di limpide e trasparenti acque che generano torrenti e fiumi, tra cui l’Aniene, importante corso d’acqua affluente del Tevere. Nella stessa zona si trovano, inoltre, le sorgenti dell’Acqua Marcia, un complesso di polle utilizzate per l’approvvigionamento idrica di Roma già in epoca romana.

I sentieri giungono al punto panoramico delle vedute da dove si domina l’intero settore meridionale del Parco dei Monti Simbruini, affacciato sulla Valle del Simbrivio e sull’impervio altopiano del Faito. Da questo mozzafiato punto panoramico poche centinaia di metri separano la vetta dell’Autore da dove è possibile spaziare con lo sguardo dal Mar Tirreno fino al Gran Sasso, attraversando l’intero arco appenninico dell’Italia centrale. Per gli appassionati di trekking le vedute offrono il punto di partenza per un percorso che, attraverso il Colle della Tagliata, conduce fino al Santuario della Santissima Trinità. Fin dall’antichità il Santuario è sempre stato oggetto di una profonda e sentita venerazione tanto che ancora oggi nelle notti del plenilunio dopo Pentecoste fiumi di fedeli raggiungono a piedi il luogo di culto attraversando i sentieri montani, giungendo dalla vicina Val Roveto in Abruzzo e dalla Ciociaria. La Santissima Trinità è raggiungibile anche percorrendo la strada che attraversa la Valle del Simbrivio in direzione Vallepietra. Questo borgo antico di contadini dediti ancora oggi all’agricoltura, fu luogo di confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie, in un territorio dominato da ripidi pendii e paesaggi spogli dall’aspetto lunare, dove l’azione del vento, delle acque e del tempo ha disegnato pittoresche balze e multiformi calanchi di bianca roccia dolomitica. In una valle stretta ed impervia dalla particolare forma scavata dalle acque delle sorgenti del Simbrivio, la tenacia delle comunità locali tiene viva una antica tradizione di coltivazione a terrazze costruite con muretti a secco dalla maestria dei contadini vallepietrani. Ma i Simbruini offrono ancora numerosi angoli nascosti come le suggestive cascate di Comunacque, o lo scenario incantevole delle sorgenti dell’Aniene in località Fiumata, ai piedi dell’abitato di Filettino, dove è ancora possibile osservare gli ingressi delle antiche miniere di asfalto naturale che agli inizi del ‘900 resero questi luoghi famosi per l’estrazione del bitume utilizzato per l’edilizia e per l’impermeabilizzazione del legname utilizzato per la costruzione delle imbarcazioni. Visitare questi luoghi senza raggiungere le pendici del Monte Viglio è assolutamente impossibile. Giunti a Filettino si prosegue in direzione Campo Staffi ed il Viglio è lì che attende. Per i meno allenati può bastare una sosta panoramica per ammirare la cima più alta del comprensorio (2156 m sul livello del mare), per chi invece ha l’energia giusta, sentieri battuti portano sulla vetta, da dove il panorama è veramente unico. Dimenticavo, il Viglio osservatelo bene, ha un segreto da svelare: la sua forma è l’eredità di un antico ghiacciaio, il suo fianco rivolto a nord, osservabile da Campo Staffi, è un eccellente esempio di circo glaciale. Buoni Simbruini a tutti.

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