Lapponia – Un tramonto lungo quattro ore

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Le fredde terre del nord scandinavo hanno da sempre attratto la mia curiosità di viaggiatore, ma mai mi era capitata l’occasione di affrontare un viaggio in questo angolo del vecchio continente in pieno inverno. Non è stato poi così difficile decidere di partire una volta superate le perplessità legate al clima rigido del dicembre boreale. Una rapida pianificazione dell’itinerario, un giusto scambio di idee con Johan di VisitSweden, l’ente di promozione turistica svedese che mi accompagnerà, un adeguato bagaglio e pronti alla partenza. Dalla città portuale di Luleå sul Mar di Botnia, lungo le rive del Lilla Lule fino alle porte del Muddus National Park, attraversando Vollerim e Jokkmokk nel cuore della Lapponia svedese. Un territorio estremamente mutevole che affascina anche per la sua estrema complessità. Avevo già visitato il nord della Scandinavia arrivando in terra Sami dal confine norvegese di Narvik, fino a Kiruna, ma in periodo estivo con lunghe giornate di sole e strepitosi colori verde pastello dei fitti boschi di betulle. Anche per chi ha avuto l’occasione di conoscere questi luoghi con il loro abito estivo è decisamente difficile immaginare cosa ci si deve aspettare giungendo nel bel mezzo dell’inverno. Già all’aeroporto di Stoccolma in partenza per il volo che mi avrebbe portato a Luleå, mi sono reso conto che qualcosa di assolutamente particolare mi stava attendendo. Vista l’estrema rigidità del clima, ogni aeromobile in partenza dagli scali svedesi viene meticolosamente preparato con un bagno anticongelante della scocca esterna. Una autentica doccia prima del decollo che scongiura la formazione di ghiaccio sulla carlinga del velivolo, garantendone la sicurezza. Un rapido e confortevole volo già completamente immerso nella notte artica mi proietta nel nord della Svezia non troppo distante dal confine con la Finlandia, nel tratto più interno e settentrionale del Mar di Botnia. Il primo contatto con la mancanza di luminosità per lunghe ore di quello che normalmente definiamo giorno, è indubbiamente complesso, non più di quattro ora di luce che iniziano e finiscono con incredibili colori rosso fuoco di un alba che sa di tramonto e di un tramonto incredibilmente fascinoso. A Luleå ad attendermi i miei compagni di viaggio con i quali avrei condiviso un crescendo di emozionanti esperienze del tutto impensabili alla mia partenza.

Decisamente frastornato dal freddo pungente e dal buio di una notte estremamente lunga, decido di farmi guidare alla scoperta di Luleå. Un importante porto commerciale e centro di commercio per il nord della Svezia che nel periodo invernale si assopisce dolcemente tra le morse delle notti artiche che rendono immobile e quasi irreale anche l’ampio porto bloccato da una spessa coltre di ghiaccio rotto solo dal passaggio delle navi rompighiaccio. Nonostante tutto Luleå mostra una inaspettata vitalità con il suo lungo corso di Storgatan addobbato per le feste natalizie e con il Kulturens Hus, autentico gioiello che offre ogni tipo di servizio culturale, biblioteca, ludoteca, aule per corsi d’arte tutto nel classico stile svedese. La prima notte passa rapida e l’ora della colazione arriva che è ancora buio all’esterno. È giunta l’ora di spingersi a nord seguendo il corso del Lilla Lule, uno dei corsi d’acqua più importanti dell’intera Norrbottens Lan che attraversa le lunghe distese di dolci colline che dominano il paesaggio di quest’angolo di Svezia. Un paesaggio dominato da forme tondeggianti coperte da fitti boschi ed attraversato da importanti fiumi che scorrono placidi sui fondovalle. L’armonia delle forme è una eredità della lontana ultima glaciazione che da queste parti ricopriva con una spessa coltre di ghiaccio l’intera Scandinavia e giungeva fino all’attuale Europa dell’Est. Sotto la potente spinta dei ghiacci le terre sono state plasmate ed arrotondate a formare il paesaggio odierno. L’intera area centro settentrionale della Svezia lungo il Mar di Botnia, subisce, dalla fine dell’ultima glaciazione, un naturale fenomeno di innalzamento dovuto alla assenza della pressione della coltre ghiacciata, fenomeno questo che, con la sua rapidità e costanza, ha portato nel tempo all’emersione di nuove terre lungo l’intera costa svedese. Meta del giorno la cittadina di Vuollerim, pochi chilometri a sud del Circolo Polare Artico. Prima di lascare l’area urbanizzata di Luleå, non poteva mancare una visita alla famosa Gammelstads, antica cittadina patrimonio Unesco che rappresenta un ottimo esempio di stile architettonico locale. Un borgo di case in legno costruite tutt’intorno all’imponente chiesa del XV secolo che rappresentava un autentico punto di riferimento per l’intera comunità della vasta Lapponia svedese. La cittadina nel tempo ha perso la sua importanza sostituita dalla vicina Luleå, divenendo oggi meta di un turismo principalmente estivo, pur mantenendo un fascino di altri tempi. La strada per Vuollerim scorre veloce tra boschi di betulle dalle surreali forme cristallizzate dal ghiaccio, un aspetto quasi spettrale esaltato dai rari raggi di un basso sole che dall’orizzonte penetra tra gli alberi. La temperatura media da queste parti in dicembre è di qualche grado al disotto dello zero, il bianco candido della neve ed il terso blu cobalto del cielo lasciano pensare ad una vita in bianco e nero. Assorto in questi pensieri non mi accorgo che la nostra macchina si era fermata, scorgo a malapena oltre il vetro ghiacciato dell’abitacolo le forme dei miei compagni di viaggio all’esterno. Esco anch’io e vengo travolto dalla prima delle incredibili meraviglie della Lapponia. Una sfera rossa fuoco all’orizzonte bordata da un cielo arancio intenso frastagliato di nubi dalle forme bizzarre, un tiepido tepore sul viso, gli alberi di cristallo accesi da mille riflessi e da scintillanti luccichii, un silenzio ovattato rotto solo dal respiro dei miei compagni e dalla voce di Johan che mi dice: ben venuto in Lapponia. In un istante ho visto svanire dai miei occhi quelle immagini bianco e nero sostituite dai caldi colori delle luci boreali. Un lungo tramonto che dura quatto ore, così bisogna aspettarsi le ore di luce dell’inverno artico nella Lapponia svedese. Inebriato dall’inaspettata sorpresa, mi incammino con i miei compagni di viaggio lungo un piccolo sentiero appena tracciato tra le fronde cristallizzate degli alberi, lo scricchiolio dei nostri passi sulla neve, in lontananza l’ululato di cani, il respiro che si trasforma in ghiaccio appena fuori dalla nostra bocca. Risaliamo un piccolo colle fino ad una radura dal quale si gode un panorama incredibile sull’intera vallata. Mi hanno portato a vedere una delle tante scommesse dei tenaci svedesi, che qui stanno realizzando un hotel ecologico sugli alberi. Piccole strutture in legno dotate di ogni comfort costruite sugli alberi, forme avveniristiche ma che non deturpano l’ambiente, mi raccontano che tutto è nato dall’idea di un gruppo di giovani che in questi boschi hanno vissuto la loro infanzia ed una volta divenuti architetti, hanno deciso di tornare e realizzare il loro sogno: far vivere il bosco a diretto contatto con la natura senza inquinare né deturpare. Per questo le strutture progettate non sono a contatto con il terreno, i servizi igienici non scaricano nulla a terra, un sofisticato sistema incenerisce direttamente i reflui e per l’acqua un sistema razionalizza e garantisce il quantitativo necessario per le necessità fisiche di ogni abitazione. Una iniziativa interessante che ora attende il momento propizio per ingrandirsi, grazie ad un concorso aperto a tutti gli architetti che vorranno contribuire con un loro progetto. I colori del giorno cominciano ad affievolirsi, è ora di proseguire per raggiungere Vuollerim. Un rapido pasto caldo a base di zuppa di funghi e patate, con il tipico pane svedese e pronti per proseguire il viaggio in motoslitta. Da queste parti la motoslitta ha una diffusione capillare, è un ottimo mezzo di trasporto che permette spostamenti rapidi indipendentemente dalle condizioni climatiche. La nostra piccola colonna è pronta, ormai la notte è arrivata, guidare una motoslitta in queste condizioni non è facile, ma ci si abitua rapidamente e dopo qualche incertezza su come affrontare dossi e corsi d’acqua ghiacciati, procediamo spediti fino al nostro obiettivo. Raggiungiamo Vuollerim a notte fonda anche se sono appena le quattro del pomeriggio, ci attendono nell’unico hotel del villaggio con una bevanda calda, il glögg, tipica in Svezia del periodo natalizio, una sorta di vino aromatizzato con spezie servito molto caldo, un autentico toccasana. Vuollerim è una piccola cittadina sorta alla confluenza dei fiumi Lilla Lule e Stora Lule, il suo nome deriva dal Sami, lingua ufficiale del popolo lappone, e significa letteralmente “area pianeggiante tra i due fiumi”. La fertilità delle sue terre la trasformò rapidamente in un centro agricolo, reso ancora più importante dalla pesca al salmone. Nel tempo, l’apertura di una importante centrale idroelettrica ha trasformato l’attività del villaggio che oggi è in buona parte legata alla produzione di energia elettrica. L’area di Vuollerim è stata abitata sin dai tempi antichi, come testimoniato dal sito archeologico di Älvnäset scoperto agli inizi degli anni 80, attorno al quale è stato realizzato l’interessante museo Vuollerim6000. Ad attenderci la nostra amica Eva-Lena Skalstad che a Vuollerim coordina le attività del centro museale, che ci spiega che per noi ha organizzato una cena speciale in perfetto stile locale. Ci affrettiamo nei preparativi, una buona doccia calda e siamo nuovamente pronti. Cosa attendersi per una tipica cena in perfetto stile locale, probabilmente una tavola imbandita di tutto punto con succulente specialità della cucina svedese dai tipici contrasti di sapore, che tanto l’hanno resa celebre. Tutto corretto, ma con una particolare aggiunta incredibilmente inattesa, un tocco decisamente unico nel suo genere del tutto inimitabile. Nella piccola hall dell’albergo addobbato per le feste natalizie con le tipiche luci alle finestre, Eva-Lena ci spiega che a Vuollerim all’arrivo di amici che giungono la lontano si usa condividere la cena con l’intera comunità, una tradizione antica, un modo per scambiarsi opinioni e ricevere notizie da altre comunità. Oggi a Vuollerim ancora si usa condividere la cena, una incredibile formula di socialità che rende questo luogo veramente inimitabile. Così la nostra cena sarà servita per gli antipasti nell’hotel che ci ospita, per il piatto principale della cena ci trasferiremo a casa di Anders e Louise Larsson, mentre per il dolce saremo tutti a casa di Eva-Lena. A cenare con noi: Ulf Westfal, l’archeologo che coordina le ricerche nel sito di Älvnäset, Eva Westman giardiniere del villaggio, Stefan Larsson elettricista e conoscitore dei boschi della zona, Hans-Åke Sundkvist esperto di moto d’acqua e Maria Marathon Sjöberg, giornalista freelance e cantautrice, che ha scritto le parole della canzone che accompagna lo svolgimento della curiosa cena. Definire la cena una sorpresa è quasi del tutto superfluo, una autentica festa simpaticamente rumorosa, colorata e coinvolgente, in cui si è parlato di tutto dalle ultime esche per la pesca sul fiume ghiacciato all’ultimo modello di kick sled, la curiosa slitta che da queste parti tutti hanno davanti casa e che viene usata per andare a fare spesa all’emporio del villaggio. Spostarsi da una casa all’altra durante la cena rende socievole l’evento e riscalda una già incantevole atmosfera natalizia che rende il luogo del tutto affascinante. Ett hopp för Vuollerim, così è chiamata l’iniziativa, ci spiegano vuole essere uno dei punti di forza da offrire a quanti vogliano conoscere questi luoghi. Il rientro in hotel nel cuore di una stellata notte nella quale fa la sua bella presenza una tondeggiante luna piena è la perfetta conclusione di una giornata indimenticabile. È già ora di ripartire, ancora con il piacevole ritmo della canzone che ci ha accompagnati nella cena di Vuollerim, una abbondante ed energetica colazione a base di salmone affumicato nel pieno rispetto delle tradizioni locali e via in direzione di Jokkmokk. La temperatura è decisamente sotto lo zero, bisogna sghiacciare i vetri dell’auto dall’interno per riuscire ad intravedere il panorama, che corre veloce al nostro passaggio. Ci fermiamo per il rito dell’attraversamento del Circolo Polare Artico, il freddo si fa pungente, solo una tazza di caldo glögg è capace di sostenerci. Il paesaggio è decisamente surreale, la luminosità diffonde nell’aria un tenue colore azzurro che si perde tra le fronde degli alberi. Raggiungiamo Jokkmokk, cittadina famosa per il suo mercato invernale dove le diverse comunità Sami si ritrovano per la compravendita delle renne. Jokkmokk in Sami significa “curva sul fiume”, un punto di riferimento sorto come primo agglomerato nel 1700 voluto da Re Carlo IX che con questa cittadina gettò le basi per la conquista delle terre lapponi e l’annessione al Regno di Svezia. Oggi Jokkmokk è una cittadina organizzata e funzionale che, nonostante la latitudine, offre ogni tipo di servizio alla sua cittadinanza. Incontriamo Marie Nygårds e Cecilia Lundin, che ci guideranno alla scoperta dell’entroterra di Jokkmokk. Marie e Cecilia, da alcuni anni lavorano per un ambizioso progetto di salvaguardia delle tradizioni locali, offrendo supporto a quanti volessero vivere una esperienza a stretto contatto con la natura. Da ora in avanti la nostra esperienza in terra Sami, prenderà una strada diversa, seguiremo le piste lungo i numerosi laghi ad ovest di Jokkmokk, a bordo di slitte trainate dagli husky fino a raggiungere il villaggio di igloo nel Framnäs. I preparativi sono lunghi e meticolosi, la muta di cani deve essere ben assortita ed in perfetta armonia, sono i cani che dovranno garantire la riuscita dei nostri spostamenti, ci spiegano che sbagliare la scelta dei cani può compromettere la riuscita di uno spostamento, gli husky sono cani particolari, molto indipendenti e spesso testardi, metterli d’accordo è un compito difficile. Caricate le nostre slitte, siamo pronti a partire, un equipaggio di quattro, una guida ed una muta di dodici cani, null’altro. Viaggiare su queste slitte è surreale, si scivola veloce tra paesaggi fiabeschi carichi di neve, il respiro affannato dei cani, i comandi della guida sono gli unici rumori che rompono un silenzio quasi assordante. Raggiungiamo una radura tra il fitto bosco, la luminosità riscalda con tenui colori le cime degli alberi, una capanna lappone dalla cima fumante si presenta davanti ai nostri occhi e tutt’intorno un piccolo villaggio di igloo. Dalla tenda appare Cecilia che da buona padrona di casa ci accoglie invitandoci a condividere con lei una calda bevanda di benvenuto. Mi colpisce vederla camminare verso di noi vestita con un semplice maglione di lana, berretto in testa e grembiule con le immancabili renne disegnate sopra, il viso e le mani arrossate dal pungente freddo. Credo che scorra un sangue più caldo nelle vene di una persona che vive da queste parti. Gli onori di casa sono di tutto rispetto, all’interno della capanna Sami ci aspetta un pasto caldo a base di carne di renna e verdure cotte in una grande pentola poggiata sul fuoco. Si fa notte e gli igloo si colorano di rosa per i riflessi degli ultimi raggi di sole, la tenda si accende dei colori caldi del fuoco e si anima per le nostre ombre radunate al caldo. Decido di uscire all’esterno per non perdere l’occasione di osservare il momento. I cani ululano all’arrivo dell’oscurità, la notte prende il sopravvento ed il freddo è padrone incontrastato, ma la sensazione di libertà è la vera unica emozione che mi colpisce. Marie e Cecilia, mi spiegano che hanno voluto ricreare questo particolare ambiente per rendere viva la possibilità di riscoprire il vero significato della vita a contatto con la natura e far comprendere come i popoli Sami hanno da sempre vissuto in queste terre. Per chi vuole provare l’ebbrezza, mi spiegano, c’è anche l’opportunità di costruire un igloo e di dormirci. È ormai tempo di rientrare e di salutare la terra dei Lapponi, il congedo non è facile, la Lapponia svedese mi ha regalato emozioni irripetibili che difficilmente potranno essere trasmesse ad altri. Il calore della gente, la bellezza dei luoghi, la riscoperta di antiche tradizioni, rendono questi luoghi unici. Non so sinceramente quante persone abbiano mai pensato di affrontare un viaggio in questo angolo di Svezia, ma con certezza credo che conoscere questi luoghi sia una esperienza assolutamente da non perdere.

 

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